sabato, 09 maggio 2009 ore 12:07
Mi accorgo di camminare senza far rumore.
Tengo a freno anche il respiro per non rovinare percezioni così belle.
Questa piazza, al mattino presto, è di una bellezza che lascia senza fiato.
No, non mi son rovinata anche io. Ce l'ho fatta a rimanere sensibile alla bellezza.
Ho visto uscire dai portoni persone con gli occhiali scuri, ma meno scuri dell'espressione stampata sul viso, un espressione dura,stanca, piena di livore.
Questa piazza di notte è una puttana chiassosa, quasi sempre volgare, sporca.
Va avanti fino al mattino con le sue grida invadenti. La gente che la vive da sempre, di notte, la odia.
Anni di lotte, di telefonate, di firme raccolte da chi ci vive e ci dorme e poi lavora e poi ci chiacchiera, e poi ci porta i figli a giocare..."-Le piazze sono dei giovani,non fate questi discorsi da vecchi, i giovani si devono esprimere...!"
Però Lei, saggia Signora, ha i doppi vetri, non ci si ferma sempre a dormire nei paraggi, e fa questa bella figura, asserendo codeste magnanime parole.
Chi ci vive, non avendo dormito nemmeno un ora, incazzato come il cane che lo tira al guinzaglio, appena apre il portone, ha voglia di sputarci a terra, non solo di farci lasciare i bisogni dal fedele amico dell'uomo.
A che è servito tutto questo tempo, mi chiedo. A niente. Tutto come prima.
Piazza Navona, 1977. Cammino veloce, attraverso questa altra piazza amata.
"-Ehi tu, capitalista, mi dai qualche soldo?"
Mi fermo, mi giro, e vedo un tizio seduto sui gradini della chiesa con un altro farlocco.
Li guardo, e di sicuro le parole non tardano ad arrivare.
"- Testa di c...., il mio vestito costa un quarto dei tuoi Levi's, è del mercatino dell'usato, e tu alza il culo e vai a lavorare, che è per colpa anche Tua se le cose andranno peggio, tu che non andrai a votare per non mischiarti col Potere, farai il Suo Gioco, idiota!-.
Non è cambiato niente.
E forse questo momento è bene che me lo goda.
Questa luce che arriva dalla vetrina è "silenziosa", è la luce del sole, quella del mattino.
Scalda lo stesso, timidamente, come tutte le meteore che attraversano la nostra vita, ed in momenti "nostri" come questi, scaldano come il sole di Domani.